Comune di Mazara del Vallo

       


CENNI STORICI

Preistoria

Le prime tracce di presenze umane nel territorio di Mazara sono state rinvenute in grotte e caverne lungo il fiume Mazaro.
Si presume che esse appartengano popoli nomadi del Paleolitico Superiore (14.000. - 12.000 anni a C.) prevalentemente dediti alla caccia.  Nelle grotte utilizzate come ripari sono stati rinvenuti oggetti ed armamentari per la caccia costruiti in selce quali coltelli, grattatoi, punte di frecce.
Del periodo successivo, il Mesolitico, (età della pietra di mezzo tra il 10.000 ed il 3000 a C.) tracce d’insediamenti di gruppi,  dediti anche alla pesca, sono state trovate lungo il fiume Delia e nelle vicinanze delle sponde  dei Gorghi Tondi. Dello stesso periodo, anche lungo la valle del fiume Mazaro sono state trovate altre tracce d’insediamenti umani. Una quantità cospicua di reperti archeologici sono stati ritrovati tra il 1985/1986, durante una campagna di scavi in località Roccazzo.

Roccazzo

Località a circa 1 Km. in posizione Nord-Est rispetto a Borgata Costiera (frazione a circa 7 Km. da Mazara del Vallo, nei pressi della strada provinciale Mazara-Salemi) estesa per circa 34 ettari, su un’altitudine 150 mt. circa sul livello del mare. Quanto rinvenuto fa ritenere che si è già in presenza di comunità stanziali ed organizzate, dedite alla caccia, alla pesca, all’allevamento del bestiame e all’agricoltura. I reperti sono databili nel periodo Eneolitico (3.000 – 2.000 anni a C., tra l’età della pietra e quella dell’inizio del rame). Sicuramente l’ubicazione del sito, posto su un’altura con ampia vista sul mare e di abbondante flora e fauna, sono state tutte condizioni favorevoli che indussero queste genti ad insediarsi in loco. Si può già parlare di popoli sedentari e non più nomadi per effetto del rinvenimento di tracce di costruzioni di capanne e tombe per il seppellimento dei defunti. L’insediamento abitativo è costituito dalle trincee di fondazione, scavate nella roccia, di n. 4 capanne orientate con l’ingresso verso il mare, di forma rettangolare delle dimensioni di mt. 7 x 16. Dalla distribuzione dei reperti rinvenuti nelle capanne si può dedurre che, mentre la zona d’ingresso era adibita agli usi quotidiani, la zona nord era riservata per la custodia delle derrate alimentari, nella fattispecie pozzetti per la conservazione dei cereali.
Resti di ceramica, non finemente lavorata, di schegge di selce e di legno fanno presupporre anche l’esistenza di laboratori artigianali. Non lontano dal sito abitativo (anche se alcune sepolture si trovano nelle immediate adiacenze delle capanne) è stata rinvenuta la necropoli, costituita da n. 47 tombe, scavate nella roccia, a grotticella artificiale e con ingresso a pozzetto cilindrico. Quasi tutte le tombe erano adibite per l’inumazione singola in posizione rannicchiata o supina. Solo una (la n. 29) presenta i resti di n. 14 inumati.
Il corredo funerario non era ricco, in genere era costituito da ciotole e ollette grigie o verniciate in rosso, ad eccezione del corredo rinvenuto nella tomba n. 40 costituito da un grosso vaso dipinto, due ciotole decorate, una collana di conchiglie marine, due piccoli contenitori d’ocra e un dente di squalo. Gran parte degli oggetti rinvenuti, non solo a Roccazzo ma anche negli altri siti (contrada Gattolo, Granatelli, Castelluzzo di Mazara, ecc) sono conservati e visibili presso il locale  Museo Civico, ubicato nel Centro Polivalente di cultura.
In età successiva, tra il 1.200 - 1.000 a C., si ritiene che il sito possa essere stato occupato dai Sicani.

Storia

Le prime tracce del toponimo “Mazara” si rinvengono in un passo del greco Diodoro Siculo (80 – 20 a C.) nella sua opera “Biblioteca Storica”. Diverse sono le teorie sulle origini del nome, che inizialmente doveva rimandare al fiume e non all’insediamento urbano non ancora esistente. La più accreditata è quella che individua il toponimo “Mazar” d’origine fenicia che sta a significare “roccia – castello o fortezza”. L’ipotesi è del tutto verosimile poiché tutto il territorio lungo il fiume Mazaro era disseminato di insediamenti sicani, che a scopo difensivo e d’avvistamento avevano costruito un castello o una fortezza presumibilmente ubicata in contrada Manca-Miragliano. Da questo i Fenici attribuiscono il toponimo “Mazar” al fiume e, indi, all’agglomerato urbano che successivamente si va  formando alla sinistra della foce del fiume. Nel 650 o 627 a C., i greci di Megara Iblea, guidati da Pammilo, fondano Selinunte. I selinuntini, nella fase d’espansione territoriale, occupano tutto il territorio che si estende lungo la costa da Sciacca fino al fiume Mazaro. Esso, avamposto di confine con i fenici di Mozia, essendo navigabile, costituisce un ottimo riparo per la flotta selinuntina e ciò fa presupporre la presenza in loco di soldati con le loro famiglie. Il porto, essendo ubicato nel punto più vicino alla costa tunisina (circa 138 Km.), costituisce motivo di fiorenti scambi commerciali con Cartagine e, quindi, della creazione di magazzini di deposito per le merci nei pressi del molo di levante. Da qui la creazione dell’emporio selinuntino. Oltre che con i paesi africani i Selinuntini esercitano scambi commerciali con le altre colonie greche in Sicilia, ma anche con l’Etruria e le città di Chio, Rodi e Paro. Tracce d’insediamenti greci sono state trovate nelle contrade Spataro, Roccazzello, Granatelli, Borgata Costiera e nella zona dell’attuale Via Porticato. Nel 406 a C. i Segestani, con l’aiuto dei Cartaginesi guidati da Annibale, in una battaglia decisiva svoltasi presso la foce del fiume Mazaro, sconfiggono i Selinuntini e distruggono la città di Selinunte. Nel 392 a C. il territorio di Mazara passa sotto il dominio di Siracusa, ma nel 378 è riconquistato dai Cartaginesi che vi rimangono fino al 210 a C.
Successivamente, con la prima guerra Punica, passa sotto la dominazione dell’Amministrazione romana di Lilibeo.
Durante tale periodo, verso la metà del III° secolo, anche nella contrada mazarese (non ancora città perché non censita da Plinio e da Cicerone tra i 68 Comuni dell’Isola) si sviluppa il fenomeno del Cristianesimo; i neofiti della nuova religione si presume che provenissero dall’Africa per scampare alle persecuzioni. Tracce della presenza dei cristiani a Mazara sono state rinvenute nelle grotte di S. Bartolomeo mentre altra testimonianza della loro presenza è data dalla nascita nel 286 d. C. del concittadino patrono S. Vito Martire. Successivamente Mazara, facente parte del territorio di Lilibeo, passa sotto il dominio dei Vandali che, al comando di Genserico, nel 438 d.C. iniziano le incursioni in Sicilia.
La presenza dei Vandali, seppure con un’interruzione che durò dal 448 al 455, permane fino al 476 (caduta dell’impero Romano d’Occidente) con la cessione della Sicilia da parte di Genserico ad Odoacre. Nel 491 i Goti, guidati da Teodorico, scacciano Odoacre e rimangono fino al 535, allorquando i Bizantini, guidati da Bellisario, s’impossessano dell’Isola. La dominazione bizantina si può considerare un periodo alquanto felice per Mazara; primo perché per costumanze e tradizioni i siciliani si sentivano più vicini all’Oriente; secondo per la ripresa degli scambi commerciali con i paesi africani. La pace e la tranquillità durano circa un secolo, fino a quando nel 652 iniziano le incursioni piratesche dei musulmani  che si volgono ad est contro la Persia e a nord contro l’impero di Bisanzio.

Dominazione araba (827 – 1072)

La conquista della Sicilia da parte dei musulmani inizia proprio da Mazara del Vallo nell’anno 827. Su sollecitazione di un tumarca bizantino dissidente, Eufemio, l’Emiro aglabita Ziyadat  Allah organizza la spedizione militare verso la Sicilia con un esercito composto da 10.000 fanti e 700 cavalieri imbarcati su 100 navi. La spedizione è guidata, non da un comandante militare, ma da un anziano giurista settantenne Asad Ibn Al Furat, cadì di Qairawan, che sbarca in una località ad Est di Mazara “Ras al Balat” il 17 giugno dell’827 e si scontra con l’esercito bizantino il 15 Luglio in località Quarara. Con la venuta dei musulmani il territorio della Sicilia è diviso in tre circoscrizioni, i cui toponimi sono ancora attuali: Val di Mazara (la più estesa territorialmente comprendente anche Palermo capitale), Val Demone e Val di Noto.
I cittadini di religione cristiana che non si convertono alla religione islamica, pur conservando il diritto alla proprietà, alla facoltà di professare la propria religione sia in privato sia nelle chiese, sono ridotti al rango di sudditi e obbligati al pagamento di una tassa “Gizyah, oltre che ad una serie di divieti. In modo particolare a Mazara riprende lo sviluppo dell’agricoltura con l’introduzione di nuove colture portate dai Berberi, quali limoni, aranci, datteri, meloni, cotone, ecc. e con l’introduzione di nuove tecniche d’irrigazione.
L’attività portuale ritorna agli antichi splendori con una più intensa ripresa degli scambi commerciali con i paesi africani e con quelli della Spagna. I casali, “Mizel”, assumono notevole importanza quali centri di trasformazione dei prodotti dell’agricoltura. Tutto questo porta anche a un notevole incremento demografico, tanto che Mazara raggiunge quasi 30.000 abitanti con prevalenza musulmana che si aggiunge alle popolazioni già esistenti di greci, latini ed ebrei. Ancora oggi l’antico centro storico è diviso in quattro rioni: S. Giovanni, S. Francesco, Giudecca e Xitta, spazi occupati nel passato dai diversi gruppi etnici. L’impianto viario del centro storico, “Casbah”,  testimonia che Mazara, sotto l’aspetto urbanistico, è di derivazione tipicamente islamica. Vedi ad esempio la Via Bagno, asse viario principale “Shari” (che collegava, con la via S. Giovanni, la porta di Palermo “Bab al Balarm” con la porta del Fiume “Bab al Wadi” e la porta Cartagine) dalla quale si dipartono una serie di vicoli che confluiscono nei tipici cortili con l’uso del pozzo e del lavatoio in comune. Inizialmente gli Arabi si insediano nella zona lungo il fiume ed il porto e fortificano la città con la costruzione di tre castelli. Il primo nell’angolo sud orientale della città (attuale Villa Jolanda, ove poi i Normanni riedificheranno il proprio); il secondo nell’attuale Piazzetta Modica, ex piazza Marchese, (sulle cui rovine sarà riedificato il palazzo del Conte Milo) ed il terzo a circa 2 Km. dalla città, su un’altura ove tutt’ora si trova la Chiesa della Madonna dell’Alto, fatta edificare da Giuditta figlia del Gran Conte Ruggero.
All’interno della città vengono costruite tre Moschee, ma sicuramente ce ne saranno state molte di più considerato il numero degli abitanti di religione islamica. La Moschea Magna era ubicata nei pressi dell’attuale Basilica Cattedrale con annesso minareto che sorgeva ove attualmente è collocata la statua di S. Vito (scultura del Marabitti del 1780); la seconda ove attualmente sorge la Chiesa di S. Agostino (precedentemente Sinagoga ebraica) e la terza ove insiste la Chiesa di S. Nicola di Bari. Durante il periodo arabo-islasmico, sotto il governo del qa’id Ibn Mankut, Mazara è un importante centro di studi islamici per l’insegnamento del diritto e delle tradizioni religiose, della letteratura e della poesia.
Nel 1061 nasce nella città IMAM AL MAZARI (così poi comunemente chiamato dalla corte Zirita di Madhia dove insegnò giurisprudenza) il cui vero nome è Abu Abd Allah Nuhammad Ibn Umar, Al Mazari
. All’età di circa trent’anni, con la venuta dei Normanni, questo illustre giureconsulto arabo di origine mazarese, emigra a Madhia (Tunisia) dove morirà nel 1141 all’età di ottanta anni. Le sue spoglie riposano a Monastir nella stessa area dove sorge il mausoleo del primo presidente tunisino Burghiba. Da parte del mondo arabo viene tuttora venerato come un Santo. Oltre alle scienze, alla matematica e all’agricoltura, il lungo periodo di dominazione araba (827/1072), ha lasciato molte tracce tuttora riscontrabili in molti termini dialettali, nella gastronomia e nello spiccato senso dell’individualismo. Si ritiene che nel dna di noi siciliani dovrebbero essere riscontrabili anche abbondanti tracce musulmane.

I NORMANNI A MAZARA (1072/1194)

I Normanni, originari dell’omonima regione della Francia meridionale nonché valorosi guerrieri mercenari, verso l’anno 1016 s’insediano nell’Italia del sud dopo aver sbaragliato quello che rimaneva dei Bizantini, dei Saraceni e dei principi longobardi. Tra loro emergono per abilità, astuzia e spregiudicatezza i figli di Tancredi d’Altavilla di cui uno, Guglielmo Braccio di Ferro, nel 1043 conquista il Principato di Melfi in Basilicata.
Le continue conquiste operate dagli Altavilla in Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, iniziano a preoccupare il Papato che dapprima vuole combatterli e successivamente ne fa i suoi migliori alleati, tanto che nel 1059 Nicola II° nomina Roberto d’Altavilla, detto il “Guiscardo” (astuto), Duca di Puglia e di Calabria e futuro duca di Sicilia.

LA CONQUISTA DELLA SICILIA

Essendo ancora impegnato in diverse guerre sul continente per scacciare definitivamente i Bizantini e sottomettere alcuni vassalli, il Guiscardo demanda al più giovane dei fratelli, Ruggero, la conquista della Sicilia su sollecitazione del musulmano IBN AT TUMNAH.
L’occupazione della Sicilia da parte dei Normanni, iniziata nel 1061 con la presa di Messina e Troina, si concluderà dopo quasi trent’anni con la presa di Noto nel 1091. Nel 1071 viene conquistata Catania, il 10 gennaio 1072 Palermo si arrende dopo sei mesi di assedio, indi il giovane Conte muove alla volta di Mazara che viene conquistata lo stesso anno.
Con l’occupazione dei Normanni ad opera di Ruggero, in Mazara viene restaurata la cristianità, viene ricostruito un castello sulle rovine di quello arabo preesistente e rafforzata la cinta muraria per meglio difendere la città dagli attacchi saraceni.
Nel 1075, Mokarta, nipote del Re di Tunisi Teniminio, sbarca a Mazara con una flotta di 150 navi e pone l’assedio alla città. Ruggero il Normanno, saputo del pericolo, raggiunge Mazara e in un’aspra battaglia (c’è chi la vuole combattuta nella Piazza antistante il castello, chi, invece, in una zona paludosa compresa tra quest’ultimo ed il castello dell’Emiro), sconfigge il Mokarta. L’epico scontro è rappresentato in un altorilievo in marmo collocato sulla facciata della Cattedrale.
La leggenda vuole che durante la battaglia, essendo scampato alla morte, il Conte Ruggero fa voto di far erigere un grande tempio cristiano dedicato al SS. Salvatore e alla Madonna sua madre.
La costruzione della chiesa, ubicata quasi di fronte al castello, ha inizio nel 1088 e terminata nel 1093. Restituito il territorio alla cristianità, il Gran conte Ruggero istituisce la Diocesi di Mazara (un vastissimo territorio che comprendeva, oltre che la Provincia di Trapani, anche gran parte della Provincia di Palermo) e quale primo Vescovo chiama Stefano Ferro, suo parente, che la regge dal 1093 al 1142.
Oltre ad avere costruito il Castello e la Cattedrale, il Gran Conte Ruggero  cinge la città con spesse mura, lasciando al di fuori della cinta due sobborghi, uno ad oriente per la comunità araba ed uno ad occidente per la comunità ebraica. Quindi la città assume la forma di un quadrilatero delimitato dalle attuali Lungomare Mazzini, Via G. Giacomo Adria, Via Vittorio Veneto e Corso Umberto.
Per l’accesso alla città lungo le mura si aprono tre porte:
q    Porta Mokarta che consente anche l’accesso al Castello;
q    Porta Cartagine sul lato meridionale;
q    Porta Palermo a nord.
Successivamente nel 1450 viene aperta anche la Porta Regina.
Nel 1097, per dirimere una controversia sorta tra i feudatari ed i Vescovi relativa al pagamento delle decime istituite dal Gran Conte Ruggero, viene dallo stesso convocata e presieduta in Mazara un’Assemblea, che assume la veste di una sorta di Parlamento ove, quasi democraticamente, viene risolta la vexata quaestio.
Nel contesto del disegno di ripristinare il cristianesimo, oltre che la costruzione della Cattedrale, durante il periodo Normanno in Mazara vengono  edificate diverse altre chiese e conventi: S. Nicolò Regale, S. Michele con annesso convento, S. Maria delle Giummare (attuale Madonna dell’Alto) con annesso convento e S. Francesco (già S. Biagio) che già nel 1216 fu ampliata per la costruzione dell’annesso convento francescano.
Morto il Gran conte Ruggero nel 1101, gli succede il secondogenito Ruggero II° il quale, ancora minorenne, inizia a regnare nel 1112 all’età di 17 anni fino al 1154.

Angelo Capodiferro

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