Isola di Mozia


 

 

 

 

 

CENNI STORICI (*)
L'isola di San Pantaleo (l'antica Mozia) sorge a circa 10 chilometri dal centro di Marsala. Estesa 45 ha., essa si trova all'interno della laguna dello Stagnone, dove si trovano altre due mini isole: Santa Maria e Scuola.
Il paesaggio, particolarmente suggestivo anche per la presenza di saline sulla costa della Sicilia, è oggi protetto grazie all'istituzione di una riserva naturale.
Mozia è una tipica realtà degli insediamenti fenici nel bacino del Mediterraneo; questi insediamenti sorgevano, infatti, generalmente, quando era possibile, su isolotti antistanti la costa o su promontori rocciosi.
La posizione della laguna, favorevole dal punto di vista geografico, era un approdo perfetto, protetto dal mare aperto e dalle intemperie del Mediterraneo, epicentro dei traffici commerciali.
La nascita di un centro abitato a Mozia è databile alla fine dell'VIII secolo a.C. (Tucidide VI 2), anche se sono presenti sull'isola testimonianze di età preistorica. Sono numerose le fonti letterarie che ricordano Mozia e l'importanza come approdo della laguna circostante (Diodoro XIII 54,5); e si è a conoscenza che nel 409 a. C. il cartaginese Annibale vi approdò con la sua flotta e, successivamente, nel 406 a.C., anche Imilcone (Diodoro XIII 88,4).
La città fu distrutta nel 397 a.C. da Dionisio di Siracusa , nell'ambito del suo progetto di conquista di tutta la Sicilia. I moziesi superstiti si rifugiarono sull'antistante terraferma e fondarono, in prossimità di Capo Boeo, l'odierna Marsala.
La storia di Mozia si rifà naturalmente a quella di Lilibeo (Marsala), in quanto sull'isola pare non ci sia più traccia di un avvenuto insediamento, dopo la distruzione ad opera di Dionisio.
Alla fine del secolo scorso tutta l'isola fu venduta dai numerosi piccoli proprietari, a Giuseppe Whitaker, che, a partire dal 1906, promosse scavi archeologici e realizzò, nella sua casa sull'isola, un piccolo museo. Proprietaria dell'isola, dal 1971, è una fondazione a lui intitolata.
L'isola appare oggi cinta da un sistema di fortificazioni, con mura costruite con diverse tecniche, sempre sullo stesso tracciato (metà VI secolo a.C. - fine V secolo a.C.). Sono evidenti numerosi esempi di restauri e nuove ricostruzioni accanto a quelle più antiche. Le mura erano rafforzate da torri quadrangolari, delle quattro probabili porte, ne restano visibili due, Porta Nord e Porta Sud. Una piccola porta, con copertura ogivale, definita Postierla Whitaker, si trova lungo il lato Nord-Est delle mura.
Il complesso di Porta Nord presenta due grandi bastioni quadrangolari che difendono la strada di accesso, che era divisa in due carreggiate ed aveva un sistema di sei porte (tre per ogni lato); sul piano lastricato restano evidenti i solchi delle ruote dei carri.
Fuori Porta Nord, ai lati della strada, sono due piccoli complessi, interpretati come sace1li, in uso fra il VI ed i V secolo a. C..
Dalla parte principale dell'isola di Mozia "Porta Nord" parte una strada subacquea ancora percorribile; essa è lunga 1770 metri e unisce l'isola con la necropoli di Birgi. La strada è stata costruita a circa 50 cm di profondità; ai margini della sede stradale vi sono dei muretti di circa 45 cm. d'altezza, eretti per impedire che, con l'oscurità o in presenza di acque torbide, i carri che la percorrevano potessero uscire fuori strada. Meno Imponente e la Porta Sud, delimitata da due torri di diverse dimensioni, presso cui sono stati rinvenuti grandi merli con la sommità semicircolare. In prossimità di Porta Sud si trovano diverse costruzioni, collegabili con le attività lavorative che si svolgevano presso il vicino cothon, un bacino costruito artificialmente nella seconda metà del VI secolo a.C. Esso veniva usato come bacino di carenaggio e, anche, come punto di carico e di scarico delle merci; è collegato al mare aperto da un canale, oggi chiuso, che in antico era munito probabilmente di un sistema per lo sbarramento delle acque.
Sulla costa meridionale, in prossimità di Porta Sud si trova la «Casermetta», realizzata con la tecnica a telaio (blocchi isodomi di tufo che fanno da sostegno ai muri di pietrame misto); una scala, fiancheggiata da una canaletta per lo scolo delle acque, conduce al piano superiore.
Le principali aree sacre finora rimesse in luce sono due: «Cappiddazzu» (grande cappello, in dialetto siciliano) e il tophet.
Tipica area sacra fenicia è il tophet, santuario di carattere pubblico e comunitario, nel quale si compivano sacrifici e offerte alle divinità Tanit e Baal Hammon.
Secondo la tradizione letteraria, il rito del sacrificio umano e, in particolare, di fanciulli, era caratteristico della religione fenicia. Studi recenti hanno avanzato l'ipotesi di un uso del tophet anche come necropoli infantile.
Posto sul lato Nord dell'isola, il tophet di Mozia fu in uso per lungo tempo: sono state distinte tre fasi (dalla fine VIII inizio VII secolo a.C. a dopo il 397 a.C.).
Sempre sulla costa settentrionale è la necropoli arcaica, che è datata fra la fine dell' VIII secolo a.C. ed il VII secolo a.C.
I resti combusti del defunto venivano posti entro tombe di tre tipi: anfore-cinerari di tipi diversi; cinerari costituiti da sei lastre di tufo (quattro laterali, una sul fondo, una utilizzata come coperchio); blocco monolitico di pietra, quadrato o rettangolare, in cui era ricavata al centro una fossetta quadrata per contenere le ceneri.
Sono state recuperate dagli scavi condotti finora 162 tombe.
Nel corso di scavi recenti sono stati rimesse in luce sull'isola due zone industriali: in quella a Sud della necropoli sembra si praticasse la concia e la tintura di pelli e tessuti.
L'industria della porpora è di estrema importanza storica, oltre che economica, per i Fenici: i vocaboli Phoinikes per il popolo e Phoinike per la regione, di origine greca, usati almeno dal tempo di Omero, sono in stretta connessione con phoinix, che significa rosso porpora. Conferma questa tesi il rinvenimento di numerosissimi resti di molluschi (murices), utilizzati nell'antichità per la colorazione in porpora delle stoffe.
Nell'area della zona "K" (località "Cappiddazzu", quartiere industriale dell'antica Mozia), nel 1979 è stata rinvenuta la statua di marmo nota come «Giovane di Mozia» risalente alla seconda metà del V sec. a.C., esposta nel museo dell'isola.
Per quanto riguarda l'abitato, un complesso abitativo con varie fasi di vita è stato rimesso in luce nella parte centrale dell'isola.
Un altro importante esempio di edificio è costituito dalla «Casa delle anfore», di cui si conservano in parte le strutture murarie di cinque ambienti; questo nome deriva dal ritrovamento, all'interno della casa, di un considerevole deposito di anfore.
Infine, la «Casa dei mosaici» (V - III secolo a.C.), che si trova nella parte Sud-Orientale dell'isola.

HOME