Testi e foto dal libro
"Dove nasce l'alba"  di Anna Maria Santoro e Gioacchino Lipari

(clicca sul numero della foto per vedere le immagini)

 

La storia: nascita e sviluppo del paese per cenni

"Utensili del Neolitico, reperti d'età romana, toponimi d'origine araba e bizantina, testimoniano presenze antichissime e insediamenti stratificati che hanno modificato e arricchito, a poco a poco, il territorio dell'agro ericino. Usanze, attività arcaiche, gastronomia tra la più variegata e gustosa, volti e fisionomie che vanno dal bruno castano al biondo con
sfumature ramate e carnagioni anche chiare e occhi verde azzurri in buona percentuale,
parlano di una moltitudine di popoli; forse di quasi tutte quelle civiltà di almeno tre continenti, quello europeo, quello asiatico e quello africano, descritte nei libri di storia che, per le virtù tipiche del Mediterraneo, ma, soprattutto per questa posizione climatico - strategica, hanno conquistato questo suolo, hanno eletto a loro domicilio queste terre, sottomettendo le popolazioni preesistenti e mescolandosi ad esse, facendo commercio di uomini e cose...
Prima dipendente dalla città madre ( Erice) , poi comunità autonoma, distribuita sulla valle in più frazioni attorno a chiese e a bagli, Valderice è il nome che una legge regionale nel 1958 assegna al pedemonte, sviluppatosi in agglomerato di case lungo la ss. 187; un tempo l'antica Paparella San Marco, che per la pervicace volontà autonomistica dei suoi abitanti, diventa comune autonomo nel 1955. Terra di lotte agrarie, di rivendicazioni popolari dei diritti dei lavoratori, primitivo laboratorio politico già al tempo di Garibaldi e, dai primi '900, aperto alle istanze dei socialisti riuniti attorno all'energico artigiano di S. Marco, Sebastiano Bonfiglio, primo sindaco del paese (nella
foto n°1 il busto nell'omonima piazza antistante la chiesa) e a molti altri fervidi progressisti, strenui avversari dello sfruttamento operaio e servile.
L'abitato della futura Valderice nasce dall'aggregazione di umili case rurali, residenza di contadini provenienti dalla vetta (Monte S. Giuliano) e dislocati nell'agro ericino per lavorarvi le terre dei signori, clero e nobiltà, grandi e prepotenti latifondisti che non facilmente rinunziarono ai propri privilegi, sottoponendo i propri subalterni, uomini e donne, a ogni tipo di vessazioni. Esistevano, poi anche i braccianti che lavoravano, in concessione, terre demaniali che con il tempo diventeranno loro proprietà.
Secoli di contrapposizioni di classe, di trasformazioni agrarie quali l'alienazione di beni religiosi, la progressiva erosione e il frazionamento di molte proprietà feudali, di rivolgimenti politici, muteranno l'assetto socio-culturale delle frazioni pedemontane, per pervenire, in ultima analisi, a un 'identità propria e ad una amministrazione più democratica e rispondente alle istanze del territorio. Nelle foto che seguono, contesti, momenti, occasioni di vita sinteticamente tracciati in una sequenza di scatti.
Nella foto n° 2
, in cattive condizioni, l'affresco della Madonna di Custonaci, padrona di tutto l'agro ericino, in particolar modo venerata e festeggiata perché una sua apparizione benefica salvò dei marinai in difficoltà; il rito antichissimo si dispiega da Custonaci a Erice nei giorni di fine agosto, con lo sbarco, nella caladi Cornino, del quadro della "Bedda Matri" e, fino a qualche decennio fa (foto n° 3), poi in processione per una strada che sale fino all'Arco del Cavaliere foto n° 4 nell'omonima contrada, dove si incontravano, non sempre pacificamente, gli ericini a cui consegnare il quadro e non solo... La condivisione di questo tipo di venerazione scatenava spiriti campanilistici nella ostentata difesa di presunti diritti paesani violati. Molti i racconti in proposito.
Nella
foto n° 5, in tutto la sua impotenza, la solida torre secentesca annessa alla tonnara di Bonagia: l'edificio faceva parte di un sistema di difesa costiero contro le incursioni piratesche, come è possibile osservare sulle coste trapanesi e in esempi simili, ma non in altrettanto buon stato di conservazione. Oggi la torre, assunta a simbolo del comune, fa parte di un complesso alberghiero e residenziale in cui l'antica tonnara è stata trasformata.
Nella
foto n° 6, ubicata nel vero centro storico di Valderice, davanti alla piazza Sebastiano Bonfiglio, la chiesa, prima dedicata a San Marco e poi a Maria SS, della Purità, è stata costruita nel '500; gli attuali arredi interni testimoniano una nuova edificazione nel '700 un ampliamento nell'800.

Nelle
foto n° 7 e nella foto n° 8 , tra le chiese più antiche rimaste in piedi, il santuario intitolato a Maria SS. della Misericordia, anch'essa segno di un soccorso provvidenziale ed edificata nel '600 laddove prima esisteva una cappelletta, e, in seguito, modificata con successivi rimaneggiamenti negli interni in stile barocco; in essa sono presenti opere e affreschi di pregevolissimi artisti quali il (Carreca e pezzi d'arredo non ancora restaurati come l'armadio della sacrestia) foto n° 9.
Nella foto foto n° 10, vista sul paese da uno dei resti murari della chiesa di S. Barnaba, posta sulla collina omonima che sovrasta la pineta comunale e l'anfiteatro che ne prende il nome. Edificio di origine sicuramente normanna, per la dislocazione era destinato a eremo di monaci cistercensi.

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Capitolo 2
L'ambiente naturale e alcune frazioni

Dare a Valderice uno sguardo dall'alto foto n° 11, è il modo migliore per cominciare a saggiare le caratteristiche di un luogo che nulla ha da invidiare al resto del mondo: la collina dolcemente digradante verso il mare, la costa tenuta in un abbraccio chiuso tra i monti Cofano ed Erice.
Marotta foto n° 12, dalle pendici di Erice che guardano all'entroterra, zona selvatica per flora e per fauna, è una posizione ideale per osservare il panorama: da un lato, a sinistra la pineta, al centro S. Marco, a destra Ragosia, c
ollina un tempo solo
adibita a coltivazioni, ma storicamente importante perché già nei primi del '900 richiamava sulla cima bandiere rosse e lavoratori per celebrare il 1° Maggio; oggi è ambita destinazione per la villeggiatura.
Foto
foto n° 13 e foto n° 14, dove vanno al mare i valdericini che non hanno voglia di spostarsi molto?
Al lido Cortigliolo, minuscolo esempio di golfo, un tempo rudimentale attracco per pescatori dilettanti. Per chi volesse
provare acque più limpide e fondali senz'altro più attraenti, può spostarsi a destra o a sinistra del golfo, tutto un litorale a scogli nerofumo con la possibilità di allungarsi su spartane ma, assolutamente ecocompatibili pedane di legno collocate nei mesi estivi dall'Amministrazione comunale.
Foto n° 15 : Bonagia, il cui nome, forse di origine bizantina, deriva da un epiteto es
ornativo della Madonna, fu luogo di antichissimi insediamenti come dimostrano resti di vita preistorica rinvenuti nelle grotte che si susseguono lungo i versanti rocciosi prospicienti il mare; prima solo borgata marinara, ora rinomata località balneare e porticciolo turistico.
Foto
foto n° 16 e nella foto n° 17: la chiesa, tra le più recenti, costruita nel 1950, in sostituzione di una troppo piccola a contenere l'aumento numerico dell'assemblea dei fedeli, per iniziativa del parroco, padre Francesco Sanclemente su terreno donato dal barone Adragna; essa gode, con la piazza omonima, di una posizione centrale e favorevole ma, se si eccettua per i marmi pregiati in essa copiosamente utilizzati, non riveste valore artistico-monumentale particolare.
Foto n° 18: Caposcale (nome che designerebbe una stradina che si inerpica fino a Erice, oggi non più praticata) è, come Marotta, San Barnaba e Ragosia, zona alta di Valderice, dove insistono alcune villette recenti e, più antica (sec. XIX), la torre Bulgarella e, da decenni, fatiscente.
Foto n° 19: una passeggiata sul lungomare, magari di sera, con i profumi del mare e delle alghe accatastate, è consigliabile a chi, non indigeno, vuoI prendere familiarità con i luoghi e con i suoi abitanti, tutti pescatori o tonnaroti, sempre pronti a
raccontare le mille e una storia della loro vita sul mare. Per i valdericini è un appuntamento che si ripete più volte l'anno.
Foto n° 20 e Foto n° 21: alcune frazioni "più rurali" con le tipiche costruzioni squadrate, siano di antica o nuova edificazione. Chiesanuova prende il nome da una chiesa costruita nel 1874, oggi non più esistente; la denominazione di Crocevie deriva dall' incrocio della S.S. 187 con le vie secondarie su cui si allunga l'abitato.
Foto n° 22 e Foto n° 23: un paesaggio insolitamente innevato nel '900 si ricordano tre nevicate abbondanti e durature nei mesi tra gennaio e febbraio(1956, 1975, 1999). I ricordi di giovani e anziani si intrecciano di fronte a situazioni inusuali come una nevicata che paralizza i movimenti più semplici come di chi è abituato a usare la macchina e non ha le catene, che blocca le attività consuete, che rallegra gli studenti per una vacanza inaspettata; così è esperienza di tutti la stupita contemplazione di
un manto bianco che tutto ricopre, bellissimo a vedersi, ma sopportabile non più di un giorno!
Foto n° 24: nello sfondo, insolitamente piccolo, ritorna monte Cofano; in primo piano una tipica barca per la pesca del tonno chiamata vascello.
Nella foto n° 25, la misteriosa bellezza della rocca, per l'immaginario popolare, nasconderebbe interessanti segreti, come un fiume sotterraneo o, forse, un sentiero che porta alla vetta... In verità, il luogo, ricco di anfratti e recessi, è sempre servito come rifugio, sia in epoche remote, come dimostrano pitture ed iscrizioni, sia in tempi più recenti (2a guerra mondiale). Sito
flora-faunistico di straordinaria ricchezza è oggi sotto tutela ambientale.
Foto n° 26: la storia delle civiltà ci insegna che, dove era l'acqua, fiume o sorgente, gli uomini lì hanno fondato i loro nuclei abitativi. Attorno alle fonti nascono, dunque, i villaggi. E' il caso di Fico, il cui nome chiaramente richiama la presenza dell'albero da frutto che tanto caratterizza questo territorio e che faceva ombra sulla fonte. Abbeveratoio per uomini e per animali, era, fino a un cinquantennio fa, come per tutte le altre fontane (a San Marco, a Cubastacca in modo particolare per la facilità di accesso) centro di scambi di opinioni e di informazioni, una sorta di giornale popolare in forma dialettale e a diffusione orale. La raccolta dell'acqua potabile alimentava le relazioni sociali, ne determinava le parentele e ne acuiva i contrasti.
Ora l'acqua arriva direttamente nelle case ma non la beviamo per ovvie ragioni; così la fontana, oggi restaurata con un'altra foggia, continua ad attirare frotte di assetati.
Foto n° 27 un'altro "occhio d'acqua" come in gergo dialettale si denominavano le sorgenti d'acqua pura, situato nel centro storico di S. Marco, frazione ancora di intatta bellezza per i suoi cortiletti, le scalinatelle, gli affacci sulla strada principale.
Foto n° 28: un bel giorno gli abitanti della contrada di Fico si riunirono davanti alla macchina fotografica. Evento unico e memorabile: c'erano proprio tutti, grandi e piccini. I bambini di allora sono i nonni di oggi.

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Capitolo 3
Ville, bagli e giardini: recuperi, scoperte e percorsi
Terra feconda e ricca di risorse per posizione e clima, Valderice è un paese fortemente interessato a insediamenti di epoche diverse e costruzioni di vario tipo nate a scopo difensivo (torri), per motivi religiosi (chiese e cappelle), per la villeggiatura (ville e casine) ma, soprattutto con finalità economiche: la coltivazione in sede delle terre dei latifondisti del Monte S. Giuliano (l'antico nome di tutto il territorio compresa Erice), come testimoniano la presenza di orti, giardini (intesi anche come distese di limoni e aranci) e fondi variamente destinati (a seconda della natura del terreno e dell'esposizione) a frumento, oliveti e vigneti. I bagli sono al centro dell'economia rurale per molti secoli, quelli dei feudatari medievali, delle dominazioni arabo-normanne
Residenza stabile dei servi e dei contadini che di essi occupavano una minima parte e ne erano i custodi (i proprietari l'abitavano temporaneamente nei momenti cruciali dell'attività agricola se non delegavano a loro amministratori) costituivano delle cellule autosufficienti alla stessa stregua dei castelli o dei monasteri; accoglievano uomini, bestie, derrate e strumenti di lavoro; dall'aspetto di strutture fortilizi perché provvisti di mura e, in qualche caso, di torri di avvistamento, erano caratterizzati da una pianta quadrata comprendente, al centro, un cortile da cui, secondo fonti incerte, deriverebbe il nome di origine araba, mentre altri lo fanno risalire all'antica lingua dei normanni o al latino per designare il luogotenente del grande feudatario o l'umile servo a lui affidato. Buona parte di questi edifici (oggetto di indagini storiche, di studi architettonici e crescente interesse turistico) sono, oggi, in condizioni di abbandono, dirupi o, comunque, lontani dalla loro antica funzione; nei casi fortunati del loro recupero destinati a residenza privata, frammentati in più proprietà (foto n° 29) o elegantemente ristrutturati quali luoghi di ricezione alberghiera (
(foto n° 30 e 31) o in fase di ricostruzione e ristrutturazione (foto n° 32).
La località Xiare (Sciare), ha una denominazione d'origine araba attribuita ai terreni particolarmente aridi e sassosi che, fino a pochi decenni fa, la caratterizzavano in vaste distese fino al mare punteggiate solo da rocce e da palme nane e, oggi," antropizzate" in maniera alquanto arbitraria. In questo territorio è possibile ammirare, in basso, sulla strada per lido Cortigliolo, un baglio fatiscente, in corso di recupero, con una torre di avvistamento (foto n° 33), e, più in alto, in posizione panoramica (foto n° 34) un grande baglio, quasi una fortezza, abitato e adibito a moderna azienda agricola. Luogo deputato alla villeggiatura fin dai tempi degli antichi romani, come proverebbero i ritrovamenti di una villa di un patrizio romano in contrada S. Andrea, è, soprattutto tra il Sette e l'Ottocento, che salubrità dell'aria, mitezza del clima e rigoglio di vegetazione congiunti alla volontà di sorvegliare da vicino i propri beni e riscuotere i loro frutti, portano le classi privilegiate, aristocrazia e facoltosa borghesia a lasciare il capoluogo nei mesi estivi e a passare la villeggiatura in splendide dimore (foto n° 35) 
(foto n° 36)
e (foto n° 37). Ville ricche di fascino, di storia, di arte per l'imponenza dell'aspetto esterno, per decori di interni e per la vastità dei parchi adiacenti, in tutto a rappresentare magnificenza e prestigio della famiglia residente.
Nelle
(foto n° 38), (foto n° 39) e
(foto n° 40), ammiriamo i particolari di una villa che si distingue per lo stile gotico-veneto che ha subito alcuni passaggi di proprietà, ma curiosamente è conosciuta con il nome di un 'avvenente soubrette della Belle Epoque legata al nobile proprietario.
Alcuni di questi sontuosi edifici, vanto di vecchi e nuovi proprietari che, solo in parte li hanno restaurati, diventano oggi, secondo uno stile aristocratico di derivazione anglosassone, spazi aperti al pubblico in occasione di concerti, mostre di prodotti locali e iniziative culturali di apprezzabile livello. La villa e il suo parco si trasformano così, in concerto con l'ente locale, in mete turistiche per valdericini e per forestieri che, con entusiasmo, partecipano a queste manifestazioni attraverso un percorso ideale della vista, dell'udito e del gusto, strutturato nelle sere estive.

Nella (foto n° 41) un particolare di una antica chiesa dedicata a S. Giacomo minore, in contrada Ragosia. Nella (foto n° 42), una villa un tempo prestigiosa e in via di restauro, luogo di incontro tra il suo proprietario e i suoi compagni garibaldini.
Foto n° 43: Villa Betania è il nome odierno di una villa baronale (dominante sulla via principale) concessa a padre Antonio Campanile per fondarvi un istituto di accoglienza e recupero per minori in stato di disagio e di handicap. Dello stesso fondatore si ricorda villa Nazareth (in contrada Misericordia) di più recente edificazione e destinata ad accogliere gli anziani.
Capitolo 4
Espressioni artistiche e impressioni visive

Foto n° 44
: Il Natale valdericino si è arricchito di una manifestazione artistica dal forte significato spirituale: Il Presepio vivente nel suggestivo parco urbano di Misericordia in cui si incontrano artisti, figuranti e uomini di fede.
Foto n° 45: ancora una volta panorama di Valderice dall'alto e visione di una realizzazione straordinaria e dell'intelligente recupero di una cava abbandonata: luogo d'arte per l'arte. Questa arena, in tutte le stagioni estive dal 1993 in poi, richiama una moltitudine di spettatori attratti dal luogo spettacolare e dallo svolgersi di una variegata programmazione artistica.
Nelle foto
Foto n° 46 e n° 47, attraverso dei murales vengono rappresentate le attività tipiche della borgata marinara di Bonagia. I murales sono un'espressione artistica che non appartiene per tradizione alla comunità valdericina; infatti, i numerosi e sparsi in tutto il territorio atti a dipingere momenti di vita lavorativa propri delle diverse contrade, sono stati eseguiti nel 1995 in seguito a un progetto "Dedicato a..." lanciato dall'Amministrazione comunale per abbellire il paese, altrimenti malinconico in certi scorci e muri sbrecciati; a misurarsi in quest'arte, artisti e anche studenti, dediti a temi pacifici ispirati, soprattutto alla natura e, sicuramente, in antitesi con quei motivi estemporanei della contestazione popolare e della rivendicazione politica che è alle origini dei murales in altri paesi del Mediterraneo.

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Capitolo 5
Tradizione religiosa e feste tra il sacro e il profano
Nella comunità valdericina, la tradizione rurale ha dettato i ritmi di vita; per la presenza di forti personalità ecclesiastiche e per una consolidata venerazione per i Santi e per la Madonna i cui diversi appellativi danno il nome alle principali chiese, la routine del lavoro quotidiano è stata interrotta, da sempre, periodicamente dalle feste consacrate (e non); particolarmente osservati i vari sacramenti magari per assuefatta consuetudine e conformismo, molto seguite le processioni più o meno fasto se
Foto n° 48. Il sentimento di devozione e la pratica religiosa ha certamente caratterizzato il passato più che il presente, più le donne degli uomini, più gli anziani dei giovani; nella storia passata non si prescindeva dal segno di croce davanti la chiesa o l'edicola votiva che non costituiva oggetto di attenzione di specialisti d'arte, ma consentiva una genuina occasione di raccoglimento e di richiesta di grazie. Nelle foto n° 49 e Foto n° 50, piccoli gioielli di arte religiosa che andrebbe rivalutata.
Foto n° 51
: l'Ascensione, uno dei momenti più importanti del calendario liturgico cattolico, costituiva, fino a quando circolavano quasi esclusivamente i carretti, rara occasione di festa a contatto con il mare, una partecipazione di massa in tempi in cui la gita fuori porta era solo questa e nient'altro, mentre la villeggiatura era sola prerogativa di personalità altolocate e non dedite al bruto lavoro manuale. La festa tutt'oggi, è ancora collegata al mare e ai primi bagni, ma il momento più significativo è quello della processione e la venerazione al SS. Crocifisso.
Foto n° 52 e foto n° 53 : dal 1992 le associazioni ricreativo culturali, i comitati delle frazioni e le scuole hanno dato vita al Carnevale valdericino, mettendosi in competizione nell'allestimento di carri allegorici e sfilate, ispirati a temi di satira politica, di costume e, con esiti migliori, al mondo delle favole e dei bambini. Il Carnevale valdericino nato con mezzi modesti e organizzato annualmente con pervicace serietà, attira, oggi, una folla di persone provenienti da tutta la provincia.

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Capitolo 6
Il lavoro: economia antica e avanzata

Dal bracciantato al servizio dei signorotti locali o dall'artigianato, seppure sempre subordinato ai committenti
("i parrocciani"), l'economia valdericina nei secoli si è evoluta con la maturata coscienza dei lavoratori, con le leggi; il lavoro manuale si è affrancato dall'arretratezza dei mezzi, dall'ignoranza e dalla subordinazione feudale; è diventato più autonomo, più moderno nelle attrezzature; è nato il commercio, la piccola imprenditoria, non senza l'esodo di molti negli anni più bui dei primi '900 e del secondo dopoguerra con un flusso migratorio minore che è continuato negli anni. Le attività economiche prevalenti, agricoltura, allevamento, pesca, piccola edilizia, sono state affiancate e, molto spesso sostituite, dal ceto impiegatizio, dalla lavorazione dei marmi
(foto n° 54) e da una molteplicità di servizi che, congiunta a un più elevato grado di istruzione e a un generale miglioramento culturale, ha fatto crescere quella che si può ritenere la classe borghese nelle sue multiformi stratificazioni, dall'imprenditore agricolo all'appaltatore, dal negoziante all'industriale marmista, alberghiero, farmaceutico. Un'economia a conduzione familiare, abbastanza cauta e poco propensa al coraggio nordico di investire sul territorio che offre ancora innumerevoli risorse, o forse, non ancora libera da certi retaggi del passato.
In alcune foto vengono documentate attività peculiari che, nel corso del tempo, hanno subito un inarrestabile declino.
Foto n° 55 foto n° 56, foto n° 57 e foto n° 58 : resiste con alterne fortune, la pesca del tonno, antichissima attività, pare già conosciuta da Omero e perpetuata da molti popoli, tra i quali gli arabi e gli spagnoli. Operazione faticosissima, ma di primario sostentamento per l'uomo delle coste che a questo tipo di pesca più remunerativa e più rischiosa dedicava tutto l'anno nel preparare e riparare le attrezzature. A Bonagia, un tempo il mare era pescosissimo : venivano catturati tonni, nel loro passaggio primaverile poiché l'istinto li guida ad accoppiarsi in acque più calde, più numerosi e più grossi. La tonnara, che risale sicuramente al XII secolo, era il fulcro di tanto lavoro.
Foto n° 59: Il rais era e rimane il regista dello scontro cruento tra uomini e pesci e, per questo, un personaggio di grande prestigio sociale.
Nelle foto n° 60 e foto n° 61 uno dei molini più importanti dell'agro ericino, struttura operante nel 1900 e poi chiusa negli anni '70; attualmente l'edificio, interessante sia dal punto di vista architettonico che storico, in via di recupero grazie ad un progetto finanziato, viene utilizzato periodicamente dall'Amministrazione comunale per mostre e iniziative culturali diverse.
Le
foto n° 62 e foto n° 63 testimoniano la persistenza dell'insostituibile lavoro manuale, prerogativa quasi esclusiva dei contadini più anziani; i giovani, godendo di una migliore condizione socio economica e delle possibilità concesse dalla formazione scolastica, sembrano estranei al lavoro dei campi e ricercano altrove, spesso infruttuosamente, occupazioni meno faticose e più redditizie. Foto n° 64: chi attraversa le frazioni più interne, Crocevie, Crocci, Casalebianco o Chiesanuova,
nella stagione estiva viene colpito dal colore giallo dei meloni accatastati sugli spiazzi antistanti le abitazioni, magari sorvegliati da un vecchietto pronto a venderli ai numerosi acquirenti che si fanno una riserva per l'inverno. Il melone "da tavola" è un frutto assai resistente e alquanto ricercato anche dai settentrionali. Nella foto un tipico terreno a "milunati".
Foto n° 65: un lavoro artigianale sicuramente scomparso è quello dell'impagliatore di sedie; come si vede, la materia prima usata è la foglia essiccata della palma nana (in dialetto " giummarra "), fibra resistente e adatta anche a fabbricare scope, tappeti e "coffe"(sporte da lavoro e da carico sui muli). Gli esemplari di questa pianta caratterizzante i terreni incolti e aspri, ridotti numericamente per il depauperamento ambientale e i fenomeni di accrescimento urbanistico, sono tutelati da leggi (foto n° 66).
Foto n° 67
, foto n° 68 e foto n° 69 : Fiorente é nel territorio la vitivinicoltura: l'uva vendemmiata a metà settembre origina ottimi vini I. G. T. di notevole pregio destinati anche all' esportazione o alle cantine di raffinati intenditori e collezionisti.

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Capitolo 7
Immagini qua e là: tra passato e presente

Foto n° 70: Lo sguardo ritorna a Bonagia, antica borgata marinara e, ora, porticciolo turistico, con l'originale sequenza di case basse intonacate di bianco e la porta d'ingresso rivolta al mare, da dove, in tempi lontani arrivava il pericolo: le scorrerie dei pirati turchi che, più volte, fecero scempio di uomini e cose, depredando e catturando schiavi da rivendere in altri porti del Mediterraneo. La torre, oggi, sovrasta tranquilla questo lembo di costa non avendo più navi corsare da avvistare.
E qui, persa la diffidenza verso lo straniero, ex pescatori hanno convertito l'accoglienza in economia, reinventandosi efficacemente ristoratori e albergatori.
foto n° 71, foto n° 72 e foto n° 73 Valderice, vista nei particolari, è uno scrigno verde di piccoli tesori sparsi qua e là. Qua, quasi una volta ma di verde fogliame, riparo dalla calura o rifugio per intime conversazioni familiari; là, uno spazio aperto a chi voglia passeggiare, respirare in salute e godersi il panorama. Spazi pubblici e privati che esprimono l'intelligenza dell'uomo che "ringrazia" la natura attuando la conservazione, la tutela e il rispetto per la terra che ci ha generato.
Foto n° 74 e foto n° 75: il passato persiste nei ruderi, molti e sparsi ovunque. Il passato resiste attraverso le abitazioni dirute, segno di qualcuno che non c'è più, di un trasferimento definitivo (S. Marco si è svuotato di molti suoi abitanti con giovani coppie che risiedono in appartamenti a schiera sotto S. Barnaba, su Ragosia e Santacroce, verso Misericordia); vecchi edifici rimangono disabitati e inagibili, forse anche per il numero elevato di eredi e per un loro mancato accordo; un lucchetto nuovo in una casupola cadente è il segno curioso e incontestabile di una proprietà, almeno dalla porta...
Foto n° 76
: Le radici millenarie di questo ulivo si incastrano, senza spazio lasciare, alle pietre. Antiche esse, antichissimo l'albero, segno di una solidità che per l'uomo è, da sempre, vita e dipendenza dai frutti: le ulive, l'olio. Questa è stata, qui, la ricchezza dell'uomo di terra.
Foto n° 77: l'immagine di qualche anno fa ritrae una competizione, ormai inserita in un circuito nazionale, che attira sportivi e simpatizzanti. Ogni anno, Valderice è punto di partenza di una gara che si snoda sulle strade per Erice. Una moltitudine di spettatori si riversa ai lati del percorso curvilineo. L'animazione e il rombo delle macchine scandiscono il tempo tra un sabato e la domenica d'estate.
Foto n° 78: uno dei tanti simboli natalizi che allietano le sere dicembrine nelle frazioni, ad opera delle volenterose ed attive associazioni ricreativo-culturali.
Foto n° 79: In questo presepe un lodevole esempio della capacità e dall'abilità manuale degli assistenti dell'asilo nido.
Foto n° 80: di edicole votive se ne scoprono (a un occhio attento) diverse nei vari angoli e crocicchi stradali, segno discreto di una venerazione religiosa sconosciuta ai più.

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